Caos calcistico in Croazia

Confronto aperto, per ora solo sportivo, tra Zagabria e Spalato dopo la mancata partita tra le due principali squadre del paese.

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Tifosi croati; caos allo stadio Foto: RTV SLO

Calcio croato nel caos tanto che per alcuni esperti la complessa situazione potrebbe venir risanata solamente con una sospensione, addirittura biennale, di tutti gli incontri. La goccia che ha fatto traboccare il vaso al non disputato derby, a Zagabria, tra le rivali di sempre: la Dinamo Zagabria e lo Hajduk di Spalato. A non voler scendere in campo i calciatori della squadra dalmata solidali con i loro tifosi del "Torcida" che avevano abbandonato le gradinate dopo che ad alcuni di loro, su segnalazione della polizia, era stato vietato l'ingresso al Maksimir. La partita vinta a tavolino dagli zagabresi ma anche la grande festa riservata al rientro a Spalato alla squadra dalmata sono la reale immagine del calcio-croato: caratterizzato da una indescrivibile politicizzazione che è ovviamente accompagnata da una tifoseria di ultras che tiene in ostaggio squadre, giocatori, sportivi e pubblico benpensante . Se a questo si aggiungono gli interessi economici, il quadro potrebbe essere quasi completo.

Un quadro, quello legato al calcio croato e ai suo vertici, al quale vanno aggiunte figure di dubbia moralità e che pur essendone investiti, negano alcuna responsabilità: come la figuraccia al San Siro di Milano con l'incontro tra le nazionali d'Italia e Croazia sospeso a causa dei fumogeni in campo lanciati dalla tifoseria a scacchi bianco-rossa. Anche se di rosso, nell'occasione, c'era la vergogna. O come il raid compiuto venerdì sera da ultras zagabresi in una casa dello studente della capitale dove alloggiano ragazzi provenienti dalla Dalmazia. Esibizioni che nulla hanno a che vedere con lo sport e che rischiano di allargarsi mettendo in serio pericolo una società già in serie difficoltà politiche, economiche e identitarie. Un braccio di ferro che sembra mettere a confronto destra e sinistra, nord e sud, civiltà e barbarie. Alla Croazia sana e alle sue istituzioni democratiche il compito è ora di porre fine ad una situazione senza ritorno.

Di Lionella Pausin Acquavita

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